una carrellata di foto di questi giorni trascorsi insieme.....
venerdì 13 febbraio 2009
Aggiornamenti dalla RDC.
una carrellata di foto di questi giorni trascorsi insieme.....
giovedì 5 febbraio 2009
sabato 17 gennaio 2009
"Insieme", un nuovo progetto per il 2009.
Un nuovo progetto sulla sicurezza alimentare, “LISANGA”, finanziato con i fondi 8 per Mille dello Stato per l’anno 2006 e realizzato in consorzio con cinque ONG italiane ( tra cui il COE) con capofila la FOCSIV, mi vedrà direttamente coinvolta per tutto il periodo della sua realizzazione, vale a dire fino alla fine del 2009.
Ciascuno dei sei partener locali gestirà un centro agricolo in cinque diverse zone del sud-est di Kinshasa: delle fattorie pilota, LISANGA ( dal liNgala “insieme”) che oltre alla produzione e vendita dei prodotti provvederanno alla formazione del personale e della popolazione più in generale.
Per tutto il mese di dicembre il lavoro è stato soprattutto organizzativo di concerto con i sei responsabili locali.
Per questo mese il progetto ha previsto attività di sensibilizzazione che ciascun partener dovrà rivogere alle autorità locali e alla popolazione del comuni in cui sorgerà il proprio centro LISANGA ( Mongafula, Dumi, N’djili, N’djili Brasserie, Ngaliema e Swalempu).
Conoscendo la strada per raggiungere il villaggio in quetione ho provato a consigliare loro di rinviare la visita a causa dell’impraticabilità della stessa, in ogni caso la sensibilizzazione avrebbe avuto luogo poichè gli esperti restano sul posto per tutta la settimana.
Nonostante avessi avuto anche l’appoggio del geologo il quale sotto la pioggia non avrebbe potuto rilevare la profondità dell’acqua per la realizzazione del pozzo, l’équipe ha deciso di partire comunque. Siamo arrivati al villaggio alle 14, stufi dell’attesa e scoraggiati dalla pioggia. Donne, uomini e bambini avevano già ripreso le loro consuete attività.
Finalmente alle 14.30 è cominciata l’attività di presentazione del progetto, dell’ong locale, della Focsiv, della sottoscritta, e di tutto ciò che avrebbe apportato il progetto al villaggio.
Sentita tanta allegria anche il sole ha deciso di parteciparvi, asciugando un pò la strada del ritorno. Così, in dodici su un pick-up da cinque posti e carichi di prodotti agricoli da vendere al mercato centrale abbiamo preso la strada per Kinshasa, e finalmente alle 20.00 sono tornata a casa, soddisfatta della giornata e carica di tutte le aspettative che il progetto LISANGA rappresenta per i kinois coinvolti.
mercoledì 7 gennaio 2009
A proposito di tshiluba.......
venerdì 2 gennaio 2009
BIMPE!
Abbiamo approfittato delle feste natalizie per staccarci dalla caotica Kinshasa e visitare Tshimbulu, un villaggio nel Kasai Occidentale della RDC in cui il COE ha inaugurato da meno di un anno l’ospedale St.François.
Col pretesto di realizzare una breve sessione di formazione sui giochi di squadra presso il centro d’animazione CASC, gestito dal COE, abbiamo goduto della compagnia di altri volontari italiani e dei locali, i luba.
Le diversità con Kin sono molteplici e nonostante manchino dei beni, da quelli di prima necessità fino a quelli più futili, l’impressione è che in generale la gente sia più rilassata, educata e meno disperata.
So bene che discorsi del genere tendono a generalizzare le realtà sociali, ma la spontaneità ed il calore della gente mi hanno colpita al punto che una sola settimana è bastata per farmi apprezzare un luogo comunque difficile da sopportare nel lungo periodo.
E dire che a Kinshasa dare del luba a qualcuno è un’offesa, perchè considerati inferiori; evidentemente gli insulti viaggiano veloci, tanto che perfino a Milano si usa dire ue, baluba! Miracoli del colonialismo.
Anche l’inevitabile contatto con la natura ci ha ritemprato dai mesi passati in questa discarica a cielo aperto che è Kinshasa.
Dario ne ha approfittato per rigenerarsi con lunghe passeggiate in compagnia di giovani del posto che, nonostante qualche difficoltà linguistica, lo hanno immerso nel quotidiano della popolazione locale, fatto di lavori domestici ed agricoltura.
Per valorizzare quest’ultima ed arricchire l’alimentazione, il COE ha avviato un programma di in-formazione a Tshimbulu e nei villaggi limitrofi sull’utilizzo della moringa una pianta la cui ricchezza in vitamine, proteine e minerali fa sì che possa essere un ottimo integratore alimentare, in una zona dove la malnutrizione è assai diffusa ( http://www.moringanews.org/).
Purtroppo la più parte degli ospitalizzati presso il St. François sono infatti bambini di età inferiore ai cinque anni logorati dalla fame, magrissimi o gonfi negli arti con piaghe profonde ed infette.
Aprofittando della benevolenza degli abitanti, mi sono scatenata in una serie infinita di foto ad adulti e bambini, un’altra differenza con Kinshasa dove la gente è timorosa e rifiuta di essere immortalata.
Così ho focalizzato l’attenzione sui gesti quotidiani della gente, dalle donne di ritorno dai campi con cesti pesantissimi di legna in testa o altre impegnate al mercato, ai bambini incaricati di accudire i fratellini più piccoli mentre le mamme lavorano il campo, o dei mariti più occupati che altrove nelle faccendo domestiche, oltre che nella vita comunitaria.
Un saluto dunque a tutti da questo angolo di mondo, ed un augurio di un buon 2009 ai volontari di Tshimbulu perchè l’entusiasmo della partenza non conosca mai discese, ma si arricchisca delle esperienze e delle amicizie del posto.
Moyo!
martedì 16 dicembre 2008
Etoile Rouge
fronte
martedì 2 dicembre 2008
Una domenica trascorsa in tutta spensieratezza.
Marilena con Filippo....finalmente in ammollo dopo tanti timori.
L'odore dei fossi.
E l’odore della morte ? quella consapevolezza che lei, la nera signora, é sempre li presente al nostro fianco ?
E in Congo ? sabato mattina un nostro vicino di casa, vent’anni, ha avuto uno scompenso cardiaco; tempo un’ora e mezza e una visita all’ospedale e quel ragazzo era morto, in una struttura ospedaliera che funziona più o meno come una chiesa, perché dubito che più che la preghiera abbiano potuto fare. D’altra parte l’ospedale é consacrato a san Giuseppe, falegname, lui era muratore e qualcosa non deve aver funzionato. Se fosse stato in Italia e fosse morto a vent’anni avrebbe avuto almeno il conforto di una classe intera che piangeva per lui nel caso fosse stato studente, un titolone dei giornali se fosse morto in moto/macchina, che diventava titolino se era solo morte naturale : ma se si accertava che vi era responsabilità dell’ospedale il titolone era assicurato lo stesso. Qui si consolerà con la solidarietà di un’intera strada, composta quasi interamente da persone che a loro volta almeno un figlio o un parente giovane l’han perduto, una morte che farà meno scandalo ma non per questo meno dolorosa per la comunità.
Da quando siamo in Congo abbiamo perso il conto di quanti padri abbiamo conosciuto che hanno perso dei figli, di quanti figli i genitori, di quanti fratelli, sorelle, cugini, per cause che vanno dall’imponderabile al ponderabilissimo, dall’inevitabilità di un infarto alla ben più evitabile mancanza di cure mediche. Ma anche in Congo come in Italia la morte grida vendetta : qui griderà contro un responsabile, uno stregone inconsapevole, un menagramo insomma, che in alcuni casi puo’ essere l’ultimo arrivato nella famiglia, l’ultima bocca da sfamare che in una specie di catarsi collettiva si troverà colpevole e scacciato, bambini di sette anni in mezzo ad una strada con l’etichetta « sorcière », stregone, quelli che poi sono i bambini di strada che noi tutti ben conosciamo.
Un responsabile di una rete di ONG che si occupano di questo fenomeno ci ha raccontato di bambini di strada di seconda generazione nati in mezzo ad una strada e che in mezzo ad una strada cresceranno fintanto che é possibile e poi moriranno, senza il conforto e la compassione ne dei parenti ne dei vicini, ma solo di qualche impiegato dell’obitorio.
Da dove stanno loro, nei rifugi di fortuna dove dormono e agli angoli delle strade dove si ritrovano per mangiare, l’odore dei fossi si sente pochino.
venerdì 28 novembre 2008
...in arrivo a Kin
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Tra un paio di settimane Dario potra' mostrare come le divise stiano mooolto meglio ai giocatori dell'Etoile Rouge piuttosto che ad un tozzo mundele come me.
ciao
Riki
mercoledì 19 novembre 2008
Amici di passaggio
giovedì 13 novembre 2008
NOUS SERONS SAUVES
Era qualche settimana che non si faceva vedere, cosi’ l’altro giorno, passato per fare quattro chiacchere, inevitabilmente il discorso é finito sulle elezioni americane : ho dovuto spiegargli che no, non tifavo McCain perché era bianco, e che sicuramente Obama aveva ricevuto anche i voti dei bianchi, altrimenti non sarebbe stato eletto.
E qui é arrivata la frase che mi ha fatto riflettere, quella del titolo, quel noi saremo salvati perché é nero (leggasi africano) come noi. Li per li ho sorriso del parallelo istintivo che un po’ tutti qui hanno fatto, nero=africano, arrivato pero’ a comandare una nazione bianca.
Immediatamente ho cercato di spiegargli che non funziona proprio cosi’, non é la pelle che conta in questo caso ma il passaporto, un americano figlio di immigrati (come tutti gli americani al di la’ di uno sparuto gruppo di nativi) che lavorerà per gli interessi dell’America, chissà se bene o male, con un occhio agli altri paesi del mondo, gialli neri o bianchi che siano, o solo agli interessi dei propri compatrioti.
D’altra parte il parallelo colore della pelle/continente l’abbiamo fatto un po’ tutti, altrimenti non si spiegherebbe perché i giornalisti si siano interessati tanto della nonna del Kenya e poco o punto di quella del Kansas, balzata agli onori delle cronache solo per il tempismo della dipartita.
E’cosi’ grave ? Se gli afroamericani avevano le lacrime agli occhi, non era certo perché era stato eletto un democratico, ma piuttosto un fratello di sangue, di soprusi, di oppressioni.
E come dargli torto, soprattutto se quei neri erano ancora tra quelli costretti a sedersi in fondo al pullman, a entrare nelle università sotto scorta, a doversi scagionare dalla polizia per il solo fatto di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ora moltiplichiamo questi abusi per cento, mille volte, aggiunciamoci secoli di schiavismo, lavori forzati, mani tagliate, e mettiamoci pure i recenti decenni di guerre post indipendenza, di sfruttamento di risorse a scapito dei locali, di carestie e tutta la costellazione di cose che tutti conosciamo da sempre. Beh, come togliergli il diritto allora di dire « nous serons sauvés ! », da oggi lassu’ in cima c’é uno di noi, alla faccia di tutte le maledizioni bibliche e pseudo razziste, e che domani cominci pure a fare il presidente, noi la storia l’abbiamo vista cambiare.
Un augurio direttamente dalla R.D.C. va quindi al presidente eletto degli Stati Uniti Barack Hussein Obama, che non si dimentichi mai nello svolgimento della sua missione di tutto quel mondo nero, bianco o giallo che sia, che non ha attraversato l’oceano come fece suo padre; che anche loro possano godere un po’di pace e prosperità.
domenica 9 novembre 2008
Aspettando il matrimonio
martedì 28 ottobre 2008
Eccoci qui.
A questo invece non eravamo preprati:
la situazione politica del paese che peggiora di giorno in giorno, nonostante gli echi sono ancora lontanissimi, la polizia ha già ricominciato a "fare la ronda" per le strade ed arrestare tutti i bambini di strada per inviarli all'est, laggiù daranno una mano nei combattimenti.
Questo fatto mi ha colpito tantissimo e nauseata; mi domando che cosa ne sarà di loro ma ancor più che ne sarà di questa società.
martedì 7 ottobre 2008
I pigroni
mercoledì 10 settembre 2008
Evviva la scuola!!
" Bernard vergognoso"
mercoledì 3 settembre 2008
3 settembre 1981
Un saluto caloroso a tutti gli amici e parenti dall'altra parte della terra!
Byyo!
martedì 2 settembre 2008
Déjà de retour
Quest’anno cercheremo di canalizzare le nostre proposte con degli orari ben precisi.
Il che è di per se proprio una grande sfida, dato che il tempo per loro, sin dall’infanzia acquista una dimensione tutta particolare.
Ma le sfide ci piacciono!!
Questo mese appena cominciato ci servirà per raccogliere le iscrizioni e programmare più concretamente le attività.
Vorremmo tanto introdurre una specie di “progetto educativo” ma questa sfida temo rasenti l’utopia .
Io resto ben affezionata alla scuola di danza tradizionale, ho un progettino che mi frulla per la testa, spero che diventi concreto.
Per il momento vi ho già posto le basi prendendo in carica, grazie all’aiuto di qualche amico sostenitore, le spese scolastiche di cinque bambini che frequentano il centro e che fino all’anno scorso frequentavano una scuola della nostra via di pessima formazione.
Domani andrò, con la nostra animatrice, ad iscriverli nella nuova scuola prescelta, sperando che vengano accettati nella classe che gli spetta, anche se le lacune sono molte.
Nell’attesa ci divertiamo col nostro nuovo amico Clemente il piccolo camaleonte portato direttamente dalla Ferme……e che domani vi farà ritorno per essere ri-liberato.
sabato 23 agosto 2008
Più di 3000km in giro per il paese più meridionale dell'Africa.
Coffee Bay
Coffee Bay with the xhosa
Coffee Bay
Jo'burg and the Apartheid Museum
